Tornare

Non amo fare le valigie…disfarle ancora meno.

Ma più che altro perché, quando torno, per mettere via quello che c'è dentro mi sembra di dover fare altre mille cose prima, quindi a volte resta lì, aperta, per giorni.

Non so tu, ma quando torno da un viaggio provo quasi sempre una strana sensazione: quando entro in casa mi sembra di essere ancora un po' sospesa, come se il ritorno non fosse del tutto reale, poi dormo e la mattina dopo mi sveglio e ho la sensazione opposta, mi sembra quasi di non essere mai partita, se non fosse per quella valigia aperta sul pavimento.

È lì e mi ricorda che no, non me lo sono immaginato..quel viaggio c'è stato davvero.

Forse è anche per questo che ci metto tanto a disfarla, mi piace avere ancora per qualche giorno una prova.

Poi ci sono tutte le cose che non si vedono: i ricordi, i momenti, le persone incontrate, le parti di noi che abbiamo scoperto, quelle che abbiamo perso per strada e quelle che, qualche volta, abbiamo lasciato andare volutamente.

Quest'anno il mio viaggio è stato lungo, in chilometri sicuramente, per il resto non saprei nemmeno come misurarlo.

So che sono successe molte cose fuori e ancora di più dentro e, quando sono tornata, non ho fatto nessun bilancio, nessuna lista di quello che ho imparato, nessun prima ero così, adesso sono cosà.

Quest'anno ho fatto una cosa diversa..ho provato a osservarmi.

Ho osservato cosa succedeva nel mio corpo, i pensieri che cambiavano, le cose che mi facevano stare bene e quelle che mi stringevano da qualche parte, quello che cercavo e quello da cui avrei voluto scappare, le volte in cui mi sono riconosciuta e quelle in cui mi sono chiesta: ma davvero sono io questa?

E adesso dovrei disfare la valigia, in fondo questo viaggio insieme era cominciato proprio da lì.

L'avevamo preparata chiedendoci cosa portare, quanto peso ci stavamo caricando addosso e soprattutto ricordandoci una cosa: Portati con te.

Adesso sarebbe bello aprirla e poter dire: ecco cosa tengo, questo invece lo lascio, questo l'ho finalmente capito. Sarebbe ordinato, anche piuttosto rassicurante.

Peccato che la mia valigia in questo momento non sia affatto così: ci sono cose che ho capito, altre che credo di aver capito e sulle quali probabilmente cambierò idea, ci sono cose che non riesco ancora a guardare bene e poi ce ne sono alcune che forse vedo fin troppo chiaramente, e sono proprio quelle le più difficili da sistemare.

Forse è questo che mi mette in difficoltà quando cerco di raccontare la fine di questo viaggio: vorrei arrivare a un punto, tirare una riga e dire: mi sono risolta, almeno un po'.

Invece no, o forse sì, solo che a volte anche capire fa male.

E allora, per una volta, la valigia può restare ancora un po' aperta sul pavimento, non perché non voglia guardare cosa c'è dentro, al contrario, voglio prendermi il tempo di guardarlo bene.

Del resto siamo vivi fino a un attimo prima di morire, non dobbiamo per forza avere già capito tutto. Ci sarà ancora tempo per cambiare idea, per scoprire qualcosa di noi che non conoscevamo, per rimettere in discussione quello che oggi ci sembra certo e, prima o poi, per preparare un'altra valigia.

Questa, però, per il momento resta qui, a ricordarmi che il viaggio c'è stato davvero. E mi fermo un attimo.

Con questa valigia lasciata aperta si ferma, almeno per ora, anche questo viaggio della Casa.

Ma la Casa in viaggio resta qui, con la porta aperta, pronta a ripartire al prossimo richiamo del mondo.

E se leggendo hai pensato alla tua valigia, o magari a qualcosa di completamente diverso, scrivimi alla Cassetta della posta.

Le storie che arrivano nella Casa aprono spesso porte che da sola non avrei mai pensato di aprire.

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Fino a un attimo prima